Latte. Pomodori. Pasta. Qualcosa per domenica. Alcuni dei testi più interessanti che scriviamo non sono destinati a nessun lettore.
Il ritratto di una settimana
La lista racconta la vita di una casa. Le cose ripetute sono le abitudini; un ingrediente inaspettato anticipa una cena; le quantità rivelano quante persone arriveranno. Perfino le cancellature sono una forma di racconto.
Una grafica involontaria
Retro di scontrini, appunti sul telefono, fogli di quaderno. Nessuno ha scelto il carattere tipografico pensando a un'identità visiva, ed è questo il punto. Ci sono composizioni più sorprendenti in un cassetto che in tante presentazioni costruite per sembrare spontanee.
Tenere gli occhi aperti
500GCORP nasce da queste osservazioni: la grafica di un pacco di pasta, la superficie di uno scolapasta, le parole scritte in fretta prima del supermercato. Trasformarle in immagini, vestiti e oggetti non significa renderle preziose. Significa ammettere che lo erano già.
Born from Hunger. Anche la fame ha una scrittura.
La lista comincia prima del foglio
Si apre il frigorifero, si guarda la dispensa, si controlla quanto pane è rimasto. Solo dopo compaiono le parole. Una lista fatta così mette in relazione quello che abbiamo con quello che immaginiamo di cucinare. Il suo ordine racconta una decisione, anche quando sembra soltanto una serie di nomi.
Una casa con orari diversi può avere una lista condivisa: una persona aggiunge il latte, un'altra toglie le uova perché sono già state comprate. La scrittura diventa un piccolo accordo. Non serve sapere chi preparerà ogni cena; serve rendere visibile a tutti quello che manca.
Tra il menu pensato e la spesa reale
«Verdure» lascia una possibilità aperta. «Due zucchine» definisce un'intenzione più precisa. Nessuna delle due formule è sempre migliore: dipende se andiamo al mercato per scegliere ciò che troviamo o in negozio per completare una ricetta. La lista può lasciare margini senza diventare vaga su tutto.
Le quantità sono particolarmente interessanti. Un ingrediente comprato per una sola preparazione rischia di restare a metà; uno che può entrare in due piatti aiuta a pensare la settimana con più continuità. Annotare «ceci per zuppa e insalata» racconta già un uso, non soltanto un acquisto.
Quello che viene cancellato
Una riga tirata sopra una parola può voler dire comprato, trovato in casa oppure non più necessario. Il foglio da solo non spiega sempre la differenza. È qui che la lista somiglia a un documento domestico: contiene una parte leggibile da tutti e una parte comprensibile soltanto a chi l'ha usata.
Conservarne una ogni tanto permette di ritrovare abitudini che altrimenti sembrano identiche. Una settimana ci sono ingredienti per molte persone, un'altra soltanto poche cose da cucinare rapidamente. La cucina cambia anche quando il tavolo e la dispensa restano nello stesso posto.
Un documento privato, prima di diventare immagine
Una lista trovata in una borsa o dentro un libro può essere un riferimento visivo, ma apparteneva alla vita di qualcuno. Se contiene nomi o altre informazioni personali, non serve renderli pubblici per raccontare il foglio. Si può studiare il ritmo delle righe, le abbreviazioni e le aggiunte rispettando ciò che non riguarda il lettore.
Alla grafia e alla composizione della lista scritta a mano abbiamo dedicato un altro articolo. Qui ci interessa soprattutto ciò che quel testo organizza: una casa, qualche pasto e il tentativo molto concreto di ricordarsi il pane.